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Touch rugby per l’inclusione: in campo con i ragazzi di Amici dei Popoli

Aggiornamento: 5 apr 2023

Per le foto si ringrazia la bravissima Serena Pallaro - Instagram @picserendipity"


Sono gli ultimi giorni di marzo, gli impegni lavorativi e universitari non sono particolarmente pressanti. So di dover saltare l’allenamento del giovedì a causa di un fastidioso problema articolare, per cui quando scopro di una nuova iniziativa dello Scambio mi metto subito a disposizione. Pur non sapendo di preciso di cosa si tratta.


Ci è stato chiesto di organizzare un allenamento introduttivo al touch rugby per un gruppo di ragazzi e ragazze provenienti da realtà svantaggiate. Molti di loro sono migranti e profughi di prima o seconda generazione.





La giornata nasce dalla collaborazione tra Amici dei Popoli e Scambio di Lingue e dall’impegno della Squadra con gli European Solidarity Corps. Il punto di ritrovo è il campo sportivo del Rogazionisti, in Arcella. È una splendida giornata primaverile e io e Shadi iniziamo un giro di presentazioni con le volontarie e i ragazzi presenti mentre aspettiamo gli ultimi ritardatari.


Sistemiamo a terra i conetti tra la curiosità dei ragazzi. Solo pochi di loro avevano sentito parlare di uno sport chiamato rugby, nessuno di loro aveva mai provato niente di simile.


Amici dei Popoli è una ONG bolognese che opera nel padovano dagli anni Ottanta. Il cui lavoro verte sul fornire ai ragazzi e alle ragazze strumenti che gli permettano di inserirsi al meglio in società. Ciò comprende aiuto per lo svolgimento dei compiti, l’insegnamento della lingua italiana e l’organizzazione di laboratori che consentano loro di esprimersi in campo sociale e creativo.

I primi due esercizi sono abbastanza semplici, servono a far sgranchire le gambe e a far prendere dimestichezza col pallone. Dentro al terreno di gioco cominciano a inseguirsi vorticosamente coppie di giocatori che a turno si scambiano il ruolo di inseguitore e di inseguito.





Da bordo campo si sentono le urla di incoraggiamento delle volontarie, che partecipano così al gioco, insieme a un paio di mamme venute ad assistere all’allenamento. Colpisce la passione, da un lato e dall’altro. Colpisce questa comunità fatta di persone con bagagli culturali, età, sesso, etnia, religione e scopi tutti diversi. Colpisce il fatto che un gruppo così eterogeneo di persone abbia trovato, dopo mille vicissitudini, in Padova una casa, e in un’ora di sport la scusa per stare assieme. Suona familiare.


È in corso il Ramadan, per cui solo una parte del gruppo si reca agli spogliatoi per un sorso d’acqua.


La terza e ultima parte dell’allenamento è una partititella a regole semplificate, che vede due squadre guidate da me e Shadi sfidarsi sul rettangolo di gioco.


Il mio uomo di punta è lanciatissimo, e segna una meta dietro l’altra. Dall’altra parte non sono da meno e il punteggio torna più volte in parità. Il gioco procede caotico, senza struttura e più volte il Coach/arbitro è spesso costretto a far finta di niente per dare continuità all’azione. E va bene così.


Finita la partita ci raccogliamo tutti assieme per una foto, indossando il cappellino dello Scambio. Poco dopo è il momento per i saluti finali. Più veloci con chi già pensa ai compiti da fare, più tranquilli con chi, galvanizzato dalla partita, resta volentieri a chiacchierare qualche minuto in più.


Dal canto mio torno a casa contento di aver conosciuto Amici dei Popoli e i ragazzi da loro seguiti. Ho avuto modo di vedere la passione e l’impegno con cui vengono messi in pratica i valori fondanti della loro Associazione, tra cui accoglienza e interculturalità, educazione e confronto. Valori declinati in maniera differente, ma sicuramente condivisi anche all’interno della nostra Squadra.


Non posso che rimanere soddisfatto e riconoscente della giornata passata assieme. Alla prossima!




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